martedì 29 dicembre 2015

Conoscere il Sè









Per diventare CONOSCITORE DEL SE' UNIVERSALE, devi essere prima il conoscitore del Sè.
Per giungere  alla conoscenza di questo Sè, devi abbandonare il sè al non-sè, l'essere al non essere, e allora potrai riposare fra le ali del GRANDE UCCELLO. Doce invero è riposare fra le ali di quello che non è mai nato, ne muore, ma è l' A U M - attraverso le età.

 Possono sembrare complicate le parole dei libri sacri? Forse si, ma prova ad aprire il tuo cuore e il tuo orecchio, fai spazio nel mucchio di informazioni che hai, stipato, inutilmente  nel tuo cervello, e allora le luci da affievolite diventano mano mano più chiare, e non avrai paura, ad azzardare le, tue personali deduzioni, la verità è quella; nascosta nelle pieghe delle cose superflue.

Ziggy Dust

lunedì 28 dicembre 2015

Appunti sulla filosofia esoterica



Il bisogno di sollevare il velo dei secoli è oggi vitale, secondo H.P.B.
"la filosofia esoterica sola è considerata capace di resistere in quest'era di crasso ed illogico materialismo ai ripetuti attacchi contro tutto ciò che l'uomo ritiene sacro e inviolabile nella sua vita spirituale"
In verità è una benedizione che ci sia ancora una parte  di questa saggezza esoterica che uomini e donne hanno custodito e divulgato che ha influenzato non per secoli, ma per millenni la mente dell'umanità.

sabato 26 dicembre 2015

Carl Gustav Jung e il Tarocco


Tutti conoscono il profondo interesse che Carl Gustav Jung nutrì per i sistemi oracolari in generale, e per la più famosa mantica orientale in particolare: il millenario I Ching cinese. Jung scrisse una prefazione all’edizione inglese della più importante traduzione dell’opera dal cinese, quella pubblicata negli anni Venti dello scorso secolo dal sinologo tedesco Richard Wilhelm. Wilhelm era un pastore protestante tedesco, che recatosi da missionario in Cina al principio del ‘900 conobbe un maestro confuciano che lo iniziò ai misteri dell’I Ching. Wilhelm a sua volta introdusse Carl Gustav Jung, che lo conobbe personalmente e ne divenne amico, alla comprensione profonda dell’oracolo cinese. Jung conosceva e usava già da molti anni l’I Ching quando incontrò Wilhelm, ma fu quest’ultimo ad offrirgliene una traduzione aderente allo spirito del testo e filologicamente corretta.
Nella prefazione sopra citata Jung espose la propria teoria della sincronicità, spesso riportata anche nei manuali sui tarocchi. Lo psicanalista svizzero riteneva che la causalità, che costituisce il fulcro della scienza contemporanea, alla sua epoca fosse già stata messa in crisi dalle scoperte della fisica.
Tuttavia, se l’interesse di Jung per l’I Ching è ben conosciuto, non lo è altrettanto quello per i tarocchi. Una profonda differenza di valutazione divide infatti i due sistemi mantici. Mentre quello orientale dell’I Ching è circondato da una millenaria autentica venerazione ed è considerato un libro sacro (ciò significa appunto, in cinese, “Ching”: libro sacro), al contrario i tarocchi in Occidente sono completamente screditati e i più “informati” ritengono che si tratti semplicemente di carte allegoriche utili ai cartomanti per fare affari. Questa spiacevole situazione dei tarocchi è frutto inevitabile delle condizioni in cui l’Occidente versa da due millenni: a seguito dell’introduzione di una religione di provenienza mediorientale, che non ammette concorrenti sul terreno che reputa di sua esclusiva pertinenza, ogni tolleranza in materia spirituale è stata bandita per secoli, ed è quindi stato necessario celare la sapienza sotto veli alquanto spessi. Mentre in Cina come in India i sapienti di ogni religione trascrivevano i loro insegnamenti ed essi circolavano in misura direttamente proporzionale alla fama del loro autore, in Europa la dottrina antica della sapienza dovette coprirsi di veli: quelli del cristianesimo stesso come nelle saghe del Graal, oppure di strane tecniche metallurgiche come l’alchimia o di incomprensibili simboli come i tarocchi.
Nessun personaggio come Carl Gustav Jung è riuscito in Occidente con tanto successo a diffondere l’interesse per il simbolismo sacro; è quindi naturale chiedersi se nel corso dei suoi studi decennali egli giunse a toccare il variegato universo del tarocco, che, ai suoi tempi, non aveva ancora ricevuto l’attenzione degli storici. La risposta, come subito vedremo, è affermativa; tuttavia Jung non poté disporre del considerevole apparato storico, critico, iconologico che a partire dal secondo dopoguerra, e con progressivo incremento negli ultimi decenni, ha gettato nuova luce sulle origini e lo sviluppo delle carte. Egli attinse quindi probabilmente la sua conoscenza dell’argomento dagli esoteristi dell’epoca, in particolare a quanto sembra da Papus. Sul tema dei rapporti fra il tarocco e Carl G. Jung si trovano spunti molto interessanti raccolti dalla ricercatrice americana Mary K. Greer sul suo blog al link: 
http://marygreer.wordpress.com/2008/03/31/carl-jung-and-tarot/.
Queste alcune considerazioni di Jung sui tarocchi:
“Un altro strano campo di esperienze occulte in cui appare l’ermafrodito è il tarocco. Questo è un insieme di carte da gioco, originariamente usate dagli zingari - ci sono esemplari spagnoli, se ricordo bene, - che risalgono al 15° secolo. Queste carte sono realmente all’origine del nostro mazzo di carte, in cui il rosso e il nero simboleggiano gli opposti, e la divisione in quattro - fiori, picche quadri e cuori - appartiene anch’essa al simbolismo dell’individuazione. Esse sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti. Esse si combinano in certi modi, e le differenti combinazioni corrispondono al giocoso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità. Le originali carte del tarocco consistono delle carte ordinarie da gioco, il re, la regina, il cavaliere, l’asso ecc, - però le figure sono in qualche modo differenti - e inoltre, ci sono ventuno carte sulle quali ci sono simboli, o raffigurazioni di situazioni simboliche. Per esempio, il simbolo del sole o il simbolo dell’uomo appeso per i piedi, o la torre colpita dal fulmine, o la ruota della fortuna, e così via. Queste sono una sorta di idee archetipiche, di natura differenziata, che si mescolano ai componenti ordinari del flusso dell’inconscio, e perciò è adatto ad un metodo intuitivo che ha lo scopo di comprendere il flusso della vita, forse anche predire eventi futuri, eventi che si presentano alla lettura delle condizioni del momento presente. É in tal modo analogo all’ I Ching, il metodo divinatorio cinese che permette quanto meno una lettura della condizione presente. Vedete, l’uomo sempre ha sentito la necessità di trovare un accesso attraverso l’inconscio al significato di una condizione presente, perché c’è una sorta di corrispondenza o somiglianza fra la condizione prevalente e la condizione dell’inconscio collettivo.
“Se si vuole formare una raffigurazione del processo simbolico, la serie di immagini trovate nell’alchimia sono buoni esempi… sembra anche come se l’insieme d’immagini nel tarocco fossero discese a distanza dagli archetipi della trasformazione, un punto di vista che è stato confermato per me da una lezione molto illuminante del professor (Rudolph) Bernoulli. Il processo simbolico è un’esperienza in immagini e di immagini. Il suo sviluppo generalmente si presenta come una struttura enantiodromica* come il testo dell’I King, e così presenta un ritmo di negativo e positivo, perdita e guadagno, oscurità e luce”
liberamente tratto dall'articolo del sito "Le Tarot"